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Giovedì 03 Dicembre 2009 14:23 |
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Convogliare l’acqua piovana, prevenire inondazioni, prosciugare le paludi: con questi obiettivi nascono i Regi Lagni, a partire dal Seicento. In questa rete di canali non arrivano, attualmente, apporti di sorgenti. Oltre alle piogge, ad alimentare i corsi d’acqua ci sono gli scarichi fognari. Nel 2000, un rapporto Enea, basato su otto stazioni di monitoraggio lungo il canale principale, segnalava che le acque si collocavano nella «parte più bassa della scala di qualità». Successivamente, Arpac ha monitorato la qualità di queste acque attraverso gli indici Lim, Ibe, Seca, grazie a due stazioni, una ad Acerra, l’altra a Villa Literno. Il primo indice serve per valutare la qualità fisica e chimica delle acque, il secondo la qualità biologica, il terzo è una sintesi tra i primi due.
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Giovedì 03 Dicembre 2009 12:40 |
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Enorme pattumiera incontrollata, fogna a cielo aperto, terra dei roghi di rifiuti, ricettacolo di veleni: sono tante le etichette usate dai media per indicare la condizione di degrado in cui versa l’area dei Regi Lagni. Da non più di dieci anni si è intrapreso uno studio sistematico delle criticità ambientali di questa terra. Con legge 426 del ’98, il litorale domitio-flegreo e l’agro aversano sono stati inclusi tra i siti inquinati «di interesse nazionale».
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Martedì 01 Dicembre 2009 06:33 |
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A nord di Napoli si estende un bacino idrografico di millecento chilometri quadrati, che include centotre comuni. A partire dal Seicento, si è sviluppato un sistema di canali per irreggimentare le acque e prevenire inondazioni. I canali sono “regi” perché la loro storia è legata soprattutto all’amministrazione borbonica, di cui rappresentano una delle più conosciute realizzazioni di ingegneria. Si chiamano “lagni” dal tradizionale nome Clanio: così, a partire dagli antichi, si identificava il corso d’acqua che attraversava il Nolano e si impaludava nella piana campana.
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